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Il guaio dell'Italia è che scappano gli scienziati ed arrivano le gnocche. Il che influisce negativamente sulla nostra bilancia dei pagamenti. Già, perché gli scienziati e ricercatori che mandiamo all'estero non ce li pagano, ma le gnocche che importiamo le paghiamo noi. per servizi e prestazioni. E ne importiamo in grossa quantità, visto che le usiamo per mille importantissimi scopi: per le foto in tutte le riviste di qualunque genere ed argomento, per i preziosissimi ed indispensabili calendari, per mostrarle in tutti i programmi TV. visto che se non ci sono tette e natiche in primo piano cala l'audience e lo share, per la pubblicità in cui se non c'è una gnocca ben in vista non si vende niente, per feste e festini, ed infine per rendere più movimentati i nostri viali di periferia, specie la sera, ed abbellire così il paesaggio urbano. Insomma, le gnocche sono il nostro pane quotidiano. E siccome, data la grande richiesta, non bastano quelle di casa nostra, le importiamo dall'estero, specie dai paesi dell'est; l'esotico ha sempre il suo fascino.
Così, distratti da tanta mercanzia, assortita ed in bella vista, che occupa gran parte della nostra vita quotidiana, ci dimentichiamo di argomenti e attività che consideriamo, evidentemente, poco rilevanti e di secondaria importanza, come la scienza e la ricerca. E chi vuole dedicarsi a questa meritoria attività finisce per scappare all'estero, in cerca di fortuna. E' quella che chiamiamo "Fuga dei cervelli". Ne abbiamo un ennesimo esempio in una lettera, pubblicata oggi su Corriere.it, in cui una ricercatrice scrive al Presidente Napolitano annunciando la sua decisione di lasciare l'Italia per andare a lavorare in un istituto USA: "Scappo: qui la ricerca è malata".
Niente di nuovo, il problema è serio e risaputo. Ma stranamente quando si tenta di avviare una riforma della scuola, dell'università e, quindi, della ricerca scisntifica, tutti gridano allo scandalo, si sciopera, si fanno i cortei e si alzano le barricate contro ogni tipo di riforma. Si parla e straparla di valorizzazione del merito, ma quando si tenta di attuarlo, nessuno lo vuole. Strano, ma vero. E non è difficile capire il perché. Premiare il merito significa dare spazio e possibilità a quei pochi veramente capaci e meritevoli. Ma questo va, necessariamente, a scapito della maggioranza di mediocri. Ecco perché tutti parlano di "Meritocrazia", ma in realtà la maggioranza, che è costituita da mediocri, non la vuole e preferisce tenersi lo status quo che si presta ai soliti intrallazzi, favoritismi ed agli incarichi assegnati non per merito, ma per accordi fra baronati. E così i migliori scappano.
Forse è per supplire al vuoto lasciato da questi emigrati eccellenti che importiamo tante chiappe, tette e varia umanità dal resto del mondo: africani, beduini, zingari e cinesi, ma, soprattutto...gnocche! E' un modo per sfruttare il libero mercato, la globalizzazione, la libera circolazione di persone, beni e servizi. E' la nostra globalizzazione all'italiana: esportiamo cervelli ed importiamo culi!

Hanno provato in tutti i modi, in questi 15 anni, a far fuori Berlusconi. Niente da fare, il Cavaliere è sempre al comando. Non ci riescono con le elezioni, anzi sembra che più vada avanti e più si rafforzi. Non ci sono riusciti con le inchieste giudiziarie, una settantina di processi, finite nel nulla. Non ci sono riusciti con una campagna mediatica continua ed assillante tesa a screditarlo sul piano personale e politico. Nè le bandiere rosse, né le toghe rosse, né le penne rosse della stampa sono riuscite nell'impresa. Non restava che un'ultima carta da giocare, quella già ipotizzata da Feltri quando dice che "Il problema di Silvio è...la gnocca!".
Perché non ci hanno pensato prima? Ecco il punto debole di Berlusconi: la gnocca. E allora via con l'operazione "Gola profonda 2009" con tutte le varianti erotico/sexy/gossipare/scopatorie. Se hanno fallito le bandiere rosse, le toghe rosse e le penne rosse, proviamo con "Mutande rosse". Hai visto mai che riusciamo ad incastrarlo?
Ed infatti ecco Max, notoriamente considerato come il più intelligente dei "compagni" (sembra un complimento, ma non lo è) che annuncia, con indifferenza e disinvoltura, che è in arrivo una nuova "Scossa". Ma non si riferisce all'Abruzzo; i terremotati possono stare tranquilli. L'epicentro è a Bari, ma gli effetti si sentono a Roma, dalle parti di palazzo Grazioli. Anche le scosse non sono più quelle di una volta. Questa ha le forme avvenenti di una "Escort". Ma nemmeno questa escort è quella che si potrebbe pensare. Non è una nuova versione del vecchio modello Ford degli anni'70. No, è una professione! La escort, dietro lauto compenso, offre compagnia ed eventualmente prestazioni sessuali. Insomma, quelle che una volta, con un eufemismo, si chiamavano "donnine allegre" o "signorine dai facili costumi", oggi si chiamano così "Escort". è più fine.
Così i poveracci vanno a puttane, ma i ricchi vanno a Escort. Il concetto è lo stesso, cambiano i dettagli, i personaggi, i luoghi e, soprattutto, il compenso. Sì, è vero che la gnocca è gnocca, ma, parafrasando Orwell, si potrebbe dire che "Tutte le gnocche sono uguali, ma alcune gnocche sono più uguali delle altre". E costano di più...
Vista la professione, se ne intendono di mutande, slip, tanga e accessori vari. Un agente speciale per una missione speciale; la gnocca giusta nel letto giusto. E via con l'operazione "Mutanda rossa".
Se la missione si concluderà positivamente, pare che gli avversari di Silvio abbiano già in mente di tornare al vecchio inno proletario, opportunamente modificato: "Avanti popolo, diamo una scossa, mutanda rossa trionferà..."

Il mondo si regge su precise leggi fisiche, chimiche, biologiche; quelle che chiamiamo leggi naturali. E tutto l'universo procede, da sempre, secondo un ordine stabilito da queste leggi, a prescindere dal fatto che l'uomo le conosca o meno. Ora, finché si resta im ambito scientifico è facile dare per acquisito e scontato ciò che è dimostrato da leggi e formule matematiche. Ma se ci si sposta verso discipline umanistiche...casca l'asino, non c'è più niente di scontato, tutto è opinabile e tutti hanno la propria idea della realtà.
Allora, anziché considerare la realtà per quello che è, compreso l'uomo e la sua natura, si preferisce inoltrarsi in accesi dibattiti, più o meno colti, sulla personale visione del mondo. E, in assenza di dati precisi, matematici, tutte le ipotesi sembrano plausibili e, spesso, la validità di alcune teorie non è dovuta al loro intrinseco valore, ma alla capacità di persuasione di chi le propugna. Così può succedere che osservare la vita sia come osservare una nuvola. Si resta col naso per aria fantasticando sulle diverse forme che assume la nuvola e dando a queste forme le più svariate interpretazioni, secondo la propria fantasia. La speculazione non è rivolta, quindi, all'essenza dell'oggetto osservato, la nuvola, ma a ciò che essa "sembra" rappresentare. Nella realtà significa guardare il mondo non per quello che è, ma per quello che " sembra" o, ancora peggio, per quello che vorremmo che fosse. E intanto che si è col naso per aria, prima che se ne sia capita l'essenza, la nuvola si dirada e scompare...come la vita.

Ogni villaggio ha il suo scemo. Per fortuna sono casi rari, innocui e non creano problemi alla comunità. Anzi, siccome il pregio dell'essere idioti è di non rendersi conto di esserlo, vivono a lungo felici e contenti in uno stato di perenne beatitudine. Ma cosa succederebbe se fossero la maggioranza?
Vi racconto una breve storiella.
Si dice che nel periodo delle grandi esplorazioni, alcuni avventurosi occidentali arrivarono in un piccolo e sperduto villaggio, nascosto in una inaccessibile foresta. La particolarità di questo villaggio era che, contrariamente a quanto avviene di solito, a causa di qualche strana tara genetica, la maggioranza degli abitanti erano idioti. Lo chiamarono così "Idiotland" e l'unica cosa che riuscirono ad insegnare a quella popolazione furono i rudimenti della democrazia ed, essenzialmente, il criterio di assumere le decisioni "a maggioranza".
Sembra che ancora oggi gli abitanti di Idiotland, eleggano democraticamente i propri rappresentanti. E, qualunque decisione debbano assumere, pongono le proposte in votazione e decidono così "a maggioranza". Ora, siccome la maggioranza sono idioti, ovviamente, eleggono degli idioti al governo del villaggio ed assumono decisioni idiote. La cosa può sembrare bizzarra, ma per i tranquilli abitanti di Idiotland è del tutto normale. I governanti sono idioti, ma poiché anche il popolo è costituito da idioti, nessuno ci fa caso. Così anche le leggi e le disposizioni vigenti sono, ovviamente, idiote, ma loro, essendo idioti, le considerano del tutto normali, giuste ed accettabili e sono convinti che la loro "Democrazia" sia il miglior sistema di governo possibile.
A pensarci bene, però, anche nel progredito mondo occidentale la democrazia funziona allo stesso modo. Ed anche noi siamo convinti che sia il miglior sistema possibile.
Mi viene un dubbio
...
ROMA — «In tv si vedono solo "paraculaggini", una dietro l'altra». Così Renzo Arbore ha sintetizzato il suo pensiero circa lo stato attuale della televisione, nell'incontro di ieri intitolato Alto Gradimento, con gli studenti della facoltà di architettura Valle Giulia dell'università La Sapienza. «Da Santoro in poi — ha spiegato Arbore —, in tv cercano tutti di sconfiggere o Leggi ancora...
TRENTO - Ha deciso di saltare la scuola e di passare la giornata con altri tre ragazzi. Ma quella che poteva essere la più classica delle bigiate si è trasformata in un incubo per una ragazza di 14 anni di Trento. Dopo una mattinata passata a bere superalcolici fino all'ubriachezza, i tre maschi - tutti minorenni - l'hanno portata a casa di uno di loro e poi violentata. LE INDAGINI - La ragazza Leggi ancora...
Negli ultimi anni c'è stato un enorme sviluppo degli interventi di chirurgia estetica. Una specie di delirio generale verso il ritocchino miracoloso per correggere veri o presunti piccoli difetti del corpo, una corsa a "rifarsi" qualcosa per sembrare più giovani, più attraenti. Con risultati spesso molto discutibili e perfino imbarazzanti, quando non addirittura pericolosi e devastanti. Basta ricordare il caso di Laura Antonelli, rimasta deturpata irrimediabilmente a seguito di un simile intervento. Oppure il caso di quella starlette (credo Carmen Di Pietro, ma non vorrei sbagliare) alla quale, forse a causa della pressurizzazione interna, esplose il seno durante un volo in aereo.
Anche se non sempre si hanno effetti spiacevoli come questi, spesso l'estetica non ne beneficia affatto, anzi quando si nota chiaramente il ritocco, non sempre perfetto, il risultato può essere controproducente. Non facciamo nomi, ce ne sarebbero troppi da citare, ma quando vediamo labbroni tipo airbag o tette da far invidia alla famosa mucca Carolina, beh...si resta almeno un po' perplessi. Ricordo che qualche tempo fa, il mio televisore è guasto da almeno 7 o 8 mesi, mi capitò di vedere in TV una nota conduttrice, ma non la riconobbi, giuro. Il presentatore accogliendola nello studio la presentò, ovviamente, e solo allora notai la somiglianza. Ma il volto era talmente rifatto che forse, guardandosi allo specchio, non si riconoscerebbe nemmeno lei. Evito di fare nomi per carità cristiana, siamo quasi a Natale e dobbiamo cercare di essere più buoni.
Ora, visto che la chirurgia estetica oggi è in grado di fare miracoli, non c'è niente di strano se aiuta a correggere qualche difetto, specie se talmente vistoso che può creare complessi e abbassamento dell'autostima. Il guaio, come sempre, è che poi diventa una moda e si raggiungono eccessi non sempre giustificati. Così tutte le tardone che non vogliono rinunciare alla propria avvenenza giovanile, ad un certo punto si presentano in una delle tante "officine estetiche" e fanno una specie di tagliando, come le auto, e cambiano i pezzi del puzzle; occhi, naso, rughe, labbra, mento, gambe, seno, cambiano tutto con l'illusione di sembrare delle ragazzine ventenni, con risultati spesso ridicoli e patetici.
Come succede per tutte le novità che pian piano cambiano le nostre abitudini e gli stili di vita, anche questa moda del ritocchino è stata ampiamente pubblicizzata da tutti i media, Televisione in primis. Non c'era programma di intrattenimento che non riservasse uno spazio al mago chirurgo di turno e ne decantasse la bravura ed i miracoli. Ovvio che, siccome l'uomo è un animale portato istintivamente all'emulazione, quella che sembra semplice informazione scientifica, o di costume, diventa inevitabilmente una potentissima forma di pubblicità che, col tempo, impone quasi il ricorso alla chirurgia estetica come cosa del tutto normale, positiva, innocua e dai risultati altamente soddisfacenti. Nella foto vediamo uno di questi "maghi" illustrare l'arte del ritocco nel corso di una puntata di Porta a porta di Vespa.

Quando il ricorso alla chirurgia estetica non si limita più ad interventi necessari, o alle tardone in lotta con gli effetti del tempo, diventa un fenomeno di massa che interessa tutti, compresi i giovani e giovanissimi, uomini e donne. Il corpo diventa qualcosa da modellare a piacere, magari per renderlo simile a quello di idoli e modelli proposti dai media. Allora diventa un problema, come denunciano gli stessi chirurghi, che bisogna in qualche modo ridimensionare per cercare di limitare i danni di un eccessivo ricorso ai ferri del chirurgo, anche quando non è necessario, Sembra, infatti, che il fenomeno abbia larghissima diffusione anche fra i giovani e giovanissimi, specie fra le ragazze. Ed ecco perché, sotto Natale, la Sicpre lancia l'allarme, sconsigliando interventi di questo tipo prima di una certa età. Lo riferisce un articolo del Corriere.it: "Per Natale non regalate interventi estetici alle figlie".
Sembra, infatti, che proprio a Natale, invece che chiedere i soliti e classici regali, siano sempre più le giovanissime che chiedono di avere come regalo un intervento chiurgico e che quello più richiesto sia un intervento per modellare il seno. O tempora, o mores! Viene da sorridere pensando che la ragazzina, invece che scrivere la letterina a Babbo Natale, si rivolga alla mamma in questi termini: "Mamma, per Natale, mi regali le tette nuove?"...
Tempi duri per la sinistra, specie per gli ex/post comunisti, quelli che uscirono indenni dalle inchieste giudiziarie che portarono alla fine della prima Repubblica. Oggi quasi unanimemente si riconosce che il PCI fu "salvato" da una magistratura che applicò la legge per i nemici e la interpretà per gli amici. Così, grazie al "Compagno G." non si riuscì a dimostrare che la presenza di grandi fondi depositati su un conto svizzero fossero dei finanziamenti al partito. Così, non si riuscì a dimostrare che una certa valigia con 150 milioni di lire, entrata alla sede PCI di via delle Botteghe oscure fosse un finanziamento per il partito; non c'erano testimoni ed il criterio che chi reggeva il partito "non poteva non sapere", applicato a tutti gli altri, nel caso del PCI non valeva. La valigia è entrata, qualcuno ha preso i soldi, ma nessuno sa niente. Nemmeno la commistione di interessi fra il PCI e le cooperative rosse fu motivo di indagini e accertamenti. Né furono presi in considerazione i lauti e continui finanziamenti provenienti da Mosca, ovvero da una potenza ostile durante la guerra fredda. Niente di niente. Ecco perché Occhetto si permetteva di affermare orgogliosamente: "Noi abbiamo le mani pulite". Ed i compagni gli credevano sulla parola.
Ultimamente, però, stanno venendo alla luce dei casi di corruzione, interesse privato, tangenti, concussione, insomma tutto il corollario della politica sporca. Sembra che niente sia cambiato dalla prima Repubblica. L'unica novità è che in questi affari poco puliti siano coinvolti esponenti di quel partito democratico che ha sempre sbandierato la propria "superiorità morale". Non che in passato non ci fossero stati casi simili, ma di solito venivano presto dimenticati, scomparivano dalle cronache, forse per tenere pulito il nome del partito e salvaguardare quella superiorità morale, presunta e mai dimostrata. Del resto, proprio di recente Clementina Forleo, che si occupava dell'affare Unipol/BNL, trasferita perché "incompatibile" con la procura milanese, ha detto chiaramente che vanno benissimo le indagini sul "nemico" politico, ma guai a toccare gli amici. Chi tocca i fili muore. Guarda caso, anche De Magistris fu trasferito, con tutto il seguito di lotte intestine fra procure di Salerno e Catanzaro, come abbiamo visto nei giorni scorsi.
Infine l'arresto di Del Turco e di assessori della sua Giunta, l'arresto del sindaco di Pescara, oggi l'arresto di due assessori del Comune di Napoli, le inchieste in corso in Basilicata e Calabria, le indagini a Firenze. Cosa succede a quelli della superiorità morale? Sembra un crescendo di onda melmosa che sta travolgendo il PD.
Appena ieri si è tenuta una riunione della Giunta napoletana ed il sindaco, Rosa Russo Iervolino, si diceva tranquilla, affermando "Ho le mani bianche". Ma bene, ancora meglio che "pulite", lei le ha candide. Oggi, dopo l'arresto di due assessori, forse nascondendo le mani, dice "Ora serve un chiarimento". Ma guarda guarda, forse avrebbe fatto bene a "chiarire" prima. E non finisce qui, purtroppo. Forse il meglio deve ancora arrivare. A questo punto viene spontaneo chiedersi come facciano questi esponenti del partito democratico a pensare ancora di potersi presentare pubblicamente ed affermare che "abbiamo le mani pulite" e far finta di credere davvero di essere depositari di una superiorità morale, nonché indenni da quel malaffare che, purtroppo, infesta la nostra classe politica. Molti italiani non hanno mai creduto a questi totem della sinistra, ma forse oggi sono in molti anche all'interno del PD ad avere qualche dubbio. Come hanno fatto in decenni di amministrazione pubblica in Regioni, Comuni, province, Enti, Aziende, Consorzi, ed al Governo nazionale, a mantenere le mani pulite? Semplice, forse usavano i guanti...

Nei giorni scorsi, il 10 dicembre, si sono celebrati i 60 anni della "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo". Bel documento, pieno di lodevoli propositi e buone intenzioni. Peccato che restino tali. Peccato che sia un lungo elenco di "diritti" che restano sulla carta. Peccato che non sia citato, fra i tanti diritti, nessun dovere. Quando avremo anche una bella "Dichiarazione universale dei doveri dell'uomo", forse, saremo a posto.
Peccato, infine, che il principio stesso della "libertà", che è alla base della Carta, sia messo in dubbio, o contraddetto, già nel primo articolo.
Art. 1): " Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza."
Già la prima frase dell'articolo 1 si presta a molte considerazioni sul concetto di "eguaglianza", che però ci porterebbero molto lontano. Limitiamoci, quindi, alla seconda proposizione. Ci sono in una sola riga due affermazioni ed entrambe discutibili. La prima riguarda l'affermazione che tutti gli esseri umani siano dotati di ragione e di coscienza. E' un'affermazione o un auspicio? Già, perché la ragione è la capacità raziocinante, che può manifestarsi in misura diversa in ciascun individuo, fino ad essere molto limitata o quasi inesistente, se non, per traumi o malformazioni congenite, inibita del tutto. Lo stesso dicasi per la coscienza che non è altro, al di là di differenze concettuali astratte e non rispondenti alla realtà, un aspetto della capacità raziocinante, ovvero della stessa ragione, o della attività mentale, o di quello che chiamiamo genericamente "Pensiero". Questa differenza della capacità ragione/coscienza, presente nei singoli individui in maniera diversa, contraddice il principio di eguaglianza.
La seconda affermazione, ove afferma che tutti gli esseri umani "devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza", è ancora più contradditoria. Non solo è l'esempio lampante di quelle belle affermazioni che sono solo buone intenzioni, ma non hanno alcun riscontro nella realtà, ma è anche in contraddizione con il diritto fondamentale alla libertà di pensiero e di espressione (articoli 18 e 19). Il verbo "devono" esprime, infatti, non un auspicio, ma una imposizione comportamentale che, come tutte le imposizioni, pone necessariamente dei limiti alla libertà di scelta individuale. Si stabilisce con una norma l'obbligo di agire in spirito di fratellanza. E se qualcuno non avesse voglia di agire secondo questo criterio? Non è libero di dissentire? Oppure è libero di essere un criminale, un assassino, un terrorista, un pedofilo, un razzista, un dittatore sanguinario che stermina milioni di avversari, e continuare a godere di tutti i diritti garantiti dalla Carta, nonché di essere dotato di "ragione e di coscienza"? La libertà di pensiero individuale non può essere limitata da un "obbligo" morale. Si può limitare, con opportune leggi, l'attuazione pratica di forme di libertà di pensiero che si concretizzino in atti dannosi per la comunità. Ma non si può obbligare qualcuno a pensare di dover agire in spirito di fratellanza. Non c'è Carta che tenga e che possa ottenere questo risultato.
Questa dichiarazione, quindi, o è solo una dichiarazione di buone intenzioni, oppure si applica solo alle persone che già, per natura, siano inclini ad agire in spirito di fratellanza. Ma in tal caso non avrebbero bisogno di regole scritte.
In fondo, affermare che gli uomini "devono" agire in spirito di fratellanza, non è altro che riconoscere ed affermare l'esistenza di un "dovere" dell'uomo. Ovvero, riconoscere che non esistono solo i diritti, ampiamente ribaditi dalla Carta, ma anche i doveri. Ecco, quindi, che la "Dichiarazione universale dei doveri dell'uomo", non è poi così campata per aria o provocatoria, come potrebbe sembrare.
La dichiarazione di principi astratti, che non tenga conto della natura umana, è destinata a restare solo una bella dichiarazione d'intenti. Come è, appunto, la Carta in questione che, al di là delle celebrazioni, resta inattuata e disattesa tranquillamente in gran parte del mondo. E se dopo 60 anni è ancora inattuata, qualche motivo deve esserci...
C'è ancora un'ultima considerazione, riguarda il razzismo. Oggi va come il pane, qualunque atteggiamento esprima anche solo un minimo di diffidenza o di fastidio per immigrati, neri, nomadi, gay e diversi di vario genere, viene immancabilmente definito "razzismo". Basta che tu guardi storto il marocchino che cerca insistentemente di venderti i fazzolettini di carta o reagisca infastidito con quello che al semaforo, senza che tu lo chieda, vuole pulirti il parabrezza, e automaticamente sei razzista. Il concetto di razzismo, che era una teoria basata sulla presunta superiorità di una razza rispetto alle altre, ha esteso il suo significato; qualunque affermazione vada contro l'uguaglianza, in tutti i sensi, di tutti gli uomini è diventata razzismo. Ad avvalorare questa uguaglianza si citano spesso anche eminenti scienziati i quali confermano che non esistono le razze, ma esiste solo una razza alla quale appartengono tutti gli uomini, quella umana. E per difendere i diritti di tutti gli uomini ci si appella, come ad una Bibbia, ancora alla "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo". Bene, allora vediamo cosa dice la Dichiarazione.
Art. 2): "Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere...".
Lo stesso concetto viene ribadito chiaramente nell'art. 16: "... senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione.". Affermare che non devono esserci limitazioni per differenza di razza significa affermare, pari pari, che le razze esistono. Se non esistessero non avrebbe senso dire che non devono esserci distinzioni. Ma se si dice che tutte le razze hanno uguali diritti significa affermare che esistono le diverse razze umane. Ma allora, visto che la Dichiarazione afferma l'esistenza delle varie razze, significa che questa Dichiarazione è razzista? Delle due l'una; o non è razzista, ma le razze esistono, oppure le razze non esistono e la Dichiarazione è chiaramente razzista. Tertium non datur.
Dunque, quando combattete il razzismo e dichiarate l'uguaglianza di tutti gli uomini, citate pure chi vi pare, ma non citate la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Oppure cambiatela...
Credo che la storia del pensiero umano, pur costellato di lampi di genialità, nella sua attuazione pratica in politica e nell'organizzazione sociale, sia in parte condizionata da due fattori spesso concomitanti: una saltuaria e casuale dose di idiozia ed una altrettanto buona dose di ipocrisia.